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De.licio.us

Communication breakdown (?)

di maus84 (14/05/2007 - 10:55)

Un'offuscante polverone soffoca le menti, un'irritante pioggia acida le strazia.
Non è possibile condurre una discussione basata sulla logica, sul caro (sebbene spesso inafferrabile) principio di non contraddizione; si svia dal tema, si è minacciati da trabocchetti emotivi volti a riportare la ragione dalla parte del torto.
Per Camus, la causa dei mali dell'umanità è costituita da un errato utilizzo della parola. Semplicistico? Banalizzante? No, questi sono termini da non utilizzare in questo caso (e molti lo avrebbero fatto). Quello giusto è... sintetico.
Un esempio? Non è molto complicato, basta pensare a come ragiona un bimbo di 4 anni. Afferma di aver perduto il giorno precedente il suo giocattolo, subito dopo  è sicuro di averlo visto mezz'ora prima. Alla richiesta di ulteriori chiarimenti, scoppia in lacrime per la fame (non per la perdita del giocattolo o per il disagio che prova di fronte alla discussione).
Un comportamento che rispecchia pienamente la coerenza dialettica della maggior parte degli scimmioni evoluti.
Quando le fragili ragioni di un adulto "quattrenne" sono messe in discussione, si passa non al pianto, ma agli insulti, metodo poco elegante e cortese di dimostrare che il suo interlocutore ha perfettamente ragione.
La domanda sorge spontanea: è del tutto inutile la scuola, se la maggioranza degli individui che plasma sono totalmente incapaci di sostenere una discussione - per discussione s'intende un confronto verbale nato su basi non offensive, che non goda, quindi, di un incipit del tipo "la tua ragazza è una gran troia", oppure "dio esiste", o ancora "il plancton non è poi così abbacinante"  - senza dover ricorrere ad espedienti che hanno come unico scopo quello di far perdere all'interlocutore il filo del discorso, e, a volte, anche le staffe, trasformandolo paradossalmente in maleducato e irrazionale accusatore?
In un mondo in cui la priorità non è comunicare ma essere competitivi, surclassare l'avversario con ogni metodo, no.
In un mondo in cui un consigliere d'amministrazione può sguazzare nel fango del lusso e un insegnante capace di ragionare può faticare per arrivare a fine mese, no.
La scuola è dunque utilissima per formare individui che sappiano agevolmente divenire ingranaggi anonimi e acritici di un sistema che, sulla contraddizione e sulla comunicazione emotiva e disinformata, ha posto le basi per il proprio successo.
In un altro mondo, quello in cui le affermazioni di ciascuno sono sorrette da ragioni (sempre opinabili, ma sempre pertinenti all'argomento di discussione), in cui gli slogan lasciano il posto ai contenuti ed in cui (forse) Internet è privo di immagini, la scuola in primo luogo educa secondo il principio di non contraddizione, in secondo luogo istruisce.
In quel mondo sono gli insegnanti, componenti fondamentali della società, carichi della responsabilità di scolpire solidi mattoni che andranno a costituire il muro dell'avvenire, ad essere superpagati, e non -per dirne una- i calciatori.
To be continued.... (forse)

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