sciacquettante Profusione di inutilità
E' disarmante come la sensazione di valere quanto una pozzetta di vomito (neanche fresco, direi,ma un po' stantio) possa farsi avanti per ragioni che, a pensarci bene, non si condividono non dico in pieno, ma neanche in minima parte.
Marx aveva torto. Non è il lavoro ad essere alienante. Non è in una società nuova, sia essa comunista e perfettamente egualitaria, sia essa un impero, o un regno dei sapienti, o una totale anarchia, che un uomo può trovare la realizzazione, dato che il concetto stesso di realizzazione è alienante.
Forzare il cammino delle cose verso un obiettivo, verso appunto una "realizzazione", è oscurantista quanto imporre una religione, è limitativo quanto vivere senza farsi domande, è alienante quanto infilare un dado in una vite per tutta la vita. Equivale a porre un nuovo dogma. E' follia avere una visione unitaria.
E' perversione avere una risposta ad ogni domanda, e indice di profonda superficialità, in quanto nessuna domanda ha una risposta, a meno che il ragionamento non sia debole e soffra di un intrinseco difetto: quello di giungere fino ad un certo punto per poi arrestarsi, di ingannarsi di poter sciogliere un nodo tagliandolo via. Il nodo rimane.
E' un taglio quello che realizza Marx. Non se stesso.
Ed è inutile, megalomane e privo di senso pensare di poter "migliorare" la società. Si dovrebbe sparare in testa a tutti gli imbecilli. Ma chi sono gli imbecilli? Gli zombie che popolano i centri commerciali e si decompongono sui best seller o davanti alla tv, oppure i socrati che sanno di non sapere (ostentando un odiosa modestia che ne raddoppia la presunzione, dato che un saggio è già altezzosetto di suo, ma un saggio che fa lo gnorri è proprio insoportabile), o chi crede che una donna possa essere messa in cinta anche senza una sborrata - vaffanculo a chi storce il naso per l'utilizzo di questo termine, se uomo perchè si sarà sborrato sulle mani almeno 500 volte, e, se donna, perchè le avranno sborrato in boc... ok, ogni tanto delle omissioni sono, seppur ipocrite, opportune, benchè l'opportunità sia l'ultima, e al tempo stesso una delle prime, delle preoccupazioni del sottoscritto: l'ultima se intesa come forma di buoncostume, una delle prime se intesa, che so, come opportunità di far sesso, o di far soldi velocemente (e di avere quindi l'opportunità per far sesso di gruppo con 40 donne, di cui 39 cubane, la quarantesima non me ne abbia, anzi sia lusingata di essere stata inserita in lista) - , o chi si ostina a non accettare nulla di ciò che "c'è" e, contorce periodi e strazia il Devoto Oli nello sforzo sovrumano di attaccare anche ciò che non c'è.
A proposito, dato che ciò che non è non è, non ha senso neanche la frase "ciò che non è", visto, che "ciò", in italiano, indica qualcosa, e il non essere non è e di conseguenza non può essere riferito a un oggetto, cioè ad un "qualcosa". A "rigor di logica", potrebbe essere riferito unicamente al nulla. Solo il nulla non è, tutto cio che non è nulla, è.
Ma cos'è il nulla? E' non essere? No. O perlomeno, non solo. Il nulla è anche un concetto. Quindi, "a rigor di logica", è. E pensare che il cosiddetto "progresso" dell'uomo è basato sull'affinamento di un "metodo", o una "caratteristica innata", definitela come volete, detta ragione. Che è basata sulla
logica. Per questo non arriveremo lontano. Per questo le nuvole e le salamandre vivranno in eterno, schernite, tuttavia, dal superiore, effimero ma saggio, consapevole e sfuggevole, caleidoscopico plancton.
Tornando a bomba, come direbbe un vecchio roseo elegante sbrodolatore di interessantissimi sproloqui, per "cambiare", per "realizzare", è necessario "definire". E si definisce con la logica.
Non so voi, ma io sto ridacchiando sommessamente mentre penso a tutti quelli che prendono sul serio qualcosa, qualsiasi cosa.
Forse perchè valgo quanto la pozzetta della prima riga, forse perchè ho ragione. O entrambe, o nessuna delle due.
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